Pearl Jam & Eddie Vedder

Siamo nella scena grunge di Seattle. Dopo i Green River, I Mother Love Bone (Stone Gossard, Jeff Ament) sono in crisi.insieme al chitarrista Mike McCready (da poco conosciuto) e a Matt Cameron (il batterista dei Soundgarden) cercano un cantante. Il batterista dei Red Hot Chili Peppers, Jack Iron, passa una demo ad Eddie Vedder che, al tempo, lavorava in un benzinaio a San Diego e passava il tempo a surfare e cantare in una band locale. Nascono i Pearl Jam che oggi conosciamo ( o cosi si spera per voi). Dalla demo Eddie scrive i testi di Alive, Once e Footstep. Queste canzoni raccontano di un ragazzo che scopre che il padre è morto, cresce e diventa un serial killer, finisce in carcere e viene condannato a morte. Sono un riferimento alla vita familiare di Wedder. Da queste tre perle nasce l’album d’esordio Ten. Siamo nel 1991, poco dopo Nevermind dei Nirvana. Vi sono chiare influenze del rock passato: drumming pesante, soli di chitarra alla Hendrix, The Who, Neil Young, Clash, Minor Threat, Led Zeppelin, Stooge… La voce di Wedder è inconfondibile, intensa e baritonale. E’ in grado di passare da registri morbidi a urla. I testi sono cupi e introspettivi, presentano storie di disagio e solitudine in linea con il movimento grunge della disillusione post anni ’70. Il secondo album è VS (1993) seguito da Vitalogy (1994), quest’ultimo è un disco un pò più Heavy ma presenta pezzi più melodici come Nothingman. QUesti sono stati seguiti da

No code 1996
Yeld 1998
Live on two legs 1998
Binaural 2000
Riot Act 2002
Pearl Jam 2006
Backspacer 2009

Prima dell’esordio vero e proprio dei Pearl Jam, nel 1990 Vedder, Ament, McCready e Gossard prendono parte, su invito di Chris Cornell e Matt Camenron dei Soundgarden al progetto Temple Of The Dog, concepito in memoria dello scomparso Andy Wood. Inoltre i Pearl Jam partecipano, nel 1991, sia come comparse che come autori della colonna sonora (insieme, tra gli altri, a Soundgarden, Alice In Chains, Mudhoney, Screaming Trees e Smashing Pumpkins), al film “Singles, l’amore è un gioco” di Cameron Crowe, una pellicola sui “modesti patemi della gioventù di Seattle, a metà strada tra il grunge e lo yuppismo riveduto”, come è stata autorevolmente definita.
Tra tragiche morti, come Andy Wood, Kurt Cobain e Layne Staley e scioglimenti inevitabili come quello dei Soundgarden, i Pearl Jam sono rimasti, insieme ai Mudhoney, gli unici testimoni del movimento grunge, nato, cresciuto (o meglio bruciato) e spirato a Seattle a cavallo tra gli anni 80 e gli anni 90.
Eddie Wedder si concede un riuscitissimo intermezzo solista, firmando la colonna sonora di Into The Wild, pluripremiato film di Sean Penn, tratto dal bestseller omonimo di Jon Krakauer sull’esperienza di Christopher McCandless.

CHICCA: Inizialmente la band decide di chiamarsi Mookie Blaylock, come un famoso giocatore di basket, ma quasi subito il nome si trasforma in Pearl Jam, in riferimento a una particolare marmellata allucinogena che la nonna di Vedder (Pearl, appunto) preparava con il peyote per il marito indiano, secondo i canoni e la tradizione dei popoli precolombiani

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2 commenti »

  1. vittime di un tempo che fu.
    a volte mi chiedo chi tra quelli (ancora vivi) di seattle riesca a “reggere” il tempo passato.
    forse l’unico ancora attuale è mark lanegan.


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