Spike Jonze – I’m HeRe, a love story in an absolut woRld

Sito ufficiale cortometraggio: http://www.imheremovie.com/

Ogni tanto mi sfiora il pensiero che il cinema sia morto..per fortuna Spike Jonze con ” Where the wild things are”  è riuscito a farmi ricredere. E allora mi sfiora il pensiero che esistono ancora film in grado di emozionarmi come Elephant Man di David Lynch o La febbre dell’oro di Charlie Chaplin. Con “I’m here – a love in an absolut love” è riuscito nuovamente a stupirmi. Spike Jonze è il mio coniglietto psicopompo e al contrario dell’altro mio coniglio psicopomo, Tim Burton, al momento sta evitando di produrre pellicole in quantità rischiando di perdersi nel turbine commerciale degli eventi…Il mio amico Spike intreccia finzione con la realtà, mischia personaggi veri con personaggi immaginari e riesce a raggiungere luoghi remoti dentro di me che nemmeno io immaginavo esistessero. E’ razionalità nell’irrazionalità, disagio nell’amore e nel bisogno d’amore; è sentirsi soli in mezzo alla gente, è avere paura del diverso…è sentirsi soli, disadattati, abbandonati, incompresi…è la paura da cui nascono la rabbia e la violenza. E’ ritornare bambina quando guardo la scena in cui Max corre urlando nei boschi sentendosi parte di qualcosa, lasciandosi andare alle proprie emozioni, quelle più ataviche…che spesso crescendo vengono dimenticate e accantonate.  In “Where the wild things are” e in “I’m here – a love in an absolut love” si percepisce il senso del precario, la sensazione di essere equilibristi sopra un filo da cui si può cadere giù da un momento all’altro. E’ come quando fuori piove. Ci sono volte che ti sembra di afferrare la mela, sei lì quasi per prenderla..dai che ce l’hai fatta..ma ti manca qualcosa. Non riesci ad afferrarla quella mela, non completamente. E’ come la vita, non si potrà mai comprendere. Ovunque la tiri la coperta è sempre più corta. La meraviglia di fronte al mondo e alla sua magia. La passione per il paradosso, l’ironia, le combinazioni strambe che la vita offre. L’attimo fuggente. La paura di crescere. Il conforto e il riparo che troviamo nell’amore. Per Shaldon, il robot del cortometraggio,  uno sguardo e la dolcezza di una carezza trasformano un monotono impiego in una biblioteca locale in un impegno giornaliero, in un tempo trascorso nell’attesa di poter condividere il resto della giornata, e della vita, con la persona che si ama. Shaldon riesce a sognare i veri sentimenti e a realizzare ciò che si sente nel cuore, trovando il coraggio di donare tutto se stesso.

Spike Jonze

Fratello del musicista e dj Sam Spiegel, ha studiato alla Walt Whitman High School. Da adolescente, lavora in un negozio di BMX, dove si guadagna il nomingnolo di Spike Jonze, soprannome che i suoi colleghi di lavoro gli affibbiano. Successivamente, lavora come fotografo per la rivista FREESTYLIN e, dopo aver fatto amicizia con Mark “Lew” Lewman e Andy Jenkins (entrambi redattori) fonda le riviste di cultura giovanile HOMEBOY e DIRT. Sono gli Anni Ottanta, il nome di Spike Jonze si lega indissolubilmente e per la prima volta al sostantivo di “genio”. È geniale nel suo modo di gestire il magazine, è geniale nelle sue pubblicazioni e nella scelta degli argomenti trattati. Se ne accorgono Mike D, Adam Horovitz e Adam Yauch che lo assumono come redattore per la rivista GRAND ROYAL. Entrato in contatto con il mondo musicale, diventa un fan dei Beastie Boys, con i quali collaborerà alla regia dei loro video. Ed è proprio nei videoclip e nei primi cortometraggi che il nome di Spike Jonze si fa sentire. I R.E.M.BjörkIce Cube, i Daft Punk, tutti artisti musicali che hanno avuto il piacere di essere diretti da lui. Ma non solo videoclip nella sua carriera: anche cortometraggi come VideoDays (1991) con Jason LeeMouse (1997) fatto in collaborazione con Rick Howard;How They Get There (1997); Amarillo by Morning (1998) e Torrance Rises (1999), firmato con il nome di Richard Coufey e con Roman CoppolaEminemJaneane Garofalo, Michael Grier, Chris RockMadonna. Importantissima per il suo stile cinematografico è l’influenza della regista Sofia Coppola, prima amica, poi fidanzata e poi moglie di Spike Jonze dal 26 giugno 1999 al 9 dicembre 2003. Il divorzio dividerà drasticamente le loro strade e qualcuno afferma malignamente che da quel momento in poi anche la sua vena artistica ne risentirà enormemente.

Per non rovinare la sua indipendenza artistica ha rifiutato di dirigere pellicole come: Human Nature (2000), Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni (2002), Memorie di una geisha (2005), Guida galattica per autostoppisti (2005), Synecdoche, New York (2008) e Il curioso caso di Benjamin Button (2008) (che verrà poi girato da David Fincher – Fight Club, Seven…CHICCA: i due sono amicissimi XD)

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