Archive for Cinema

Alessandro Rak – Andrea Scoppetta – A Skeleton Story

Ce l’hanno fatta, dal fumetto …

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Christopher Nolan – Inception *.*

Peyton Reed – Yes Man

Shane Acker – 9

Avevamo tutte queste potenzialità, queste prospettive. Ma abbiamo gettato al vento il nostro dono, la nostra intelligenza..  Il nostro cieco inseguimento della tecnologia ci ha solo condotto più velocemente alla nostra rovina.

Il nostro mondo sta finendo. Ma la vita deve… andare avanti.

http://www.shaneacker.com/

Un possibile futuro segnato dalla distruzione per causa di un’intelligenza superiore, creata per mano dell’uomo che tenta di fare il dio della situazione e che, come a dio, la situazione sfugge leggermente di mano, è un tema ricorrente nella fantascienza. Dal mito di Prometeo, a Frankestei di Mary Shelley  ribellione e predominanza delle macchine sull’uomo sono le protagoniste di libri quali Neuromante di Gibson, Il ciclo di Dune di Frank Herbert, Il cacciatore di androidi di Philip K.Dick, Il ciclo dei robot di Isaac Asimov; di pellicole come Matrix dei fratelli Wachowski, la serie di cortometraggi giapponesi Animatrix, Ghost in The Shell di Mamoru Oshii, Wall-e di Andrew Stanton, Metropolis di Fritz Lang…Punti di vista e sfumature diverse di un concetto teorizzato da Vernor Vinge come Singolarità Tecnologica che riprende il concetto di singolarità matematica e lo applica alla tecnologia:

un punto, previsto nello sviluppo di una civilizzazione, dove il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani moderni. La Singolarità può, più specificamente, riferirsi all’avvento di una intelligenza superiore a quella umana, e ai progressi tecnologici che, a cascata, si presume seguirebbero, salvo un importante aumento artificiale delle facoltà intellettive di ciascun individuo. Che una singolarità possa mai avvenire, è materia di dibattito. Le macchine acquistano consapevolezza di sè e divengono autosufficienti, diventano autonome e si distaccano dai loro stessi creatori ed in grado di autoprogrammarsi, di autoripararsi e di governarsi da sole, decidendo da sole il proprio destino e la propria esistenza, anche in contrasto con quelli della specie umana che le ha create.”

9 di Shane Acker, tratto dal cortometraggio omonimo dello stesso Acker del 2004, ci regala un’altro punto di vista in materia per gli amanti della computer grafica e di Tim Burton, che ne è il produttore. Meritevole. Buona la sceneggiatura di Pamela Pettler ( La sposa cadavere, Monster House). Uno scienziato, in un supremo gesto d’eroismo, costruisce 9 bambole di pezza donando loro la sua vita. Questi 9 pupazzi, in particolare uno di loro, sono la chiave per la salvezza di un mondo in guerra, dominato dalle macchine (e non parliamo della fantastica serie di poster *.*). E 9 ricorda un pò Wall-e e Numero 5 (Corto Circuitoooooo).

CHICCA: Shane ha partecipato alla realizzazione delle animazioni del Signore degli Anelli, il ritorno del re 😉

Spike Jonze – I’m HeRe, a love story in an absolut woRld

Sito ufficiale cortometraggio: http://www.imheremovie.com/

Ogni tanto mi sfiora il pensiero che il cinema sia morto..per fortuna Spike Jonze con ” Where the wild things are”  è riuscito a farmi ricredere. E allora mi sfiora il pensiero che esistono ancora film in grado di emozionarmi come Elephant Man di David Lynch o La febbre dell’oro di Charlie Chaplin. Con “I’m here – a love in an absolut love” è riuscito nuovamente a stupirmi. Spike Jonze è il mio coniglietto psicopompo e al contrario dell’altro mio coniglio psicopomo, Tim Burton, al momento sta evitando di produrre pellicole in quantità rischiando di perdersi nel turbine commerciale degli eventi…Il mio amico Spike intreccia finzione con la realtà, mischia personaggi veri con personaggi immaginari e riesce a raggiungere luoghi remoti dentro di me che nemmeno io immaginavo esistessero. E’ razionalità nell’irrazionalità, disagio nell’amore e nel bisogno d’amore; è sentirsi soli in mezzo alla gente, è avere paura del diverso…è sentirsi soli, disadattati, abbandonati, incompresi…è la paura da cui nascono la rabbia e la violenza. E’ ritornare bambina quando guardo la scena in cui Max corre urlando nei boschi sentendosi parte di qualcosa, lasciandosi andare alle proprie emozioni, quelle più ataviche…che spesso crescendo vengono dimenticate e accantonate.  In “Where the wild things are” e in “I’m here – a love in an absolut love” si percepisce il senso del precario, la sensazione di essere equilibristi sopra un filo da cui si può cadere giù da un momento all’altro. E’ come quando fuori piove. Ci sono volte che ti sembra di afferrare la mela, sei lì quasi per prenderla..dai che ce l’hai fatta..ma ti manca qualcosa. Non riesci ad afferrarla quella mela, non completamente. E’ come la vita, non si potrà mai comprendere. Ovunque la tiri la coperta è sempre più corta. La meraviglia di fronte al mondo e alla sua magia. La passione per il paradosso, l’ironia, le combinazioni strambe che la vita offre. L’attimo fuggente. La paura di crescere. Il conforto e il riparo che troviamo nell’amore. Per Shaldon, il robot del cortometraggio,  uno sguardo e la dolcezza di una carezza trasformano un monotono impiego in una biblioteca locale in un impegno giornaliero, in un tempo trascorso nell’attesa di poter condividere il resto della giornata, e della vita, con la persona che si ama. Shaldon riesce a sognare i veri sentimenti e a realizzare ciò che si sente nel cuore, trovando il coraggio di donare tutto se stesso.

Spike Jonze

Fratello del musicista e dj Sam Spiegel, ha studiato alla Walt Whitman High School. Da adolescente, lavora in un negozio di BMX, dove si guadagna il nomingnolo di Spike Jonze, soprannome che i suoi colleghi di lavoro gli affibbiano. Successivamente, lavora come fotografo per la rivista FREESTYLIN e, dopo aver fatto amicizia con Mark “Lew” Lewman e Andy Jenkins (entrambi redattori) fonda le riviste di cultura giovanile HOMEBOY e DIRT. Sono gli Anni Ottanta, il nome di Spike Jonze si lega indissolubilmente e per la prima volta al sostantivo di “genio”. È geniale nel suo modo di gestire il magazine, è geniale nelle sue pubblicazioni e nella scelta degli argomenti trattati. Se ne accorgono Mike D, Adam Horovitz e Adam Yauch che lo assumono come redattore per la rivista GRAND ROYAL. Entrato in contatto con il mondo musicale, diventa un fan dei Beastie Boys, con i quali collaborerà alla regia dei loro video. Ed è proprio nei videoclip e nei primi cortometraggi che il nome di Spike Jonze si fa sentire. I R.E.M.BjörkIce Cube, i Daft Punk, tutti artisti musicali che hanno avuto il piacere di essere diretti da lui. Ma non solo videoclip nella sua carriera: anche cortometraggi come VideoDays (1991) con Jason LeeMouse (1997) fatto in collaborazione con Rick Howard;How They Get There (1997); Amarillo by Morning (1998) e Torrance Rises (1999), firmato con il nome di Richard Coufey e con Roman CoppolaEminemJaneane Garofalo, Michael Grier, Chris RockMadonna. Importantissima per il suo stile cinematografico è l’influenza della regista Sofia Coppola, prima amica, poi fidanzata e poi moglie di Spike Jonze dal 26 giugno 1999 al 9 dicembre 2003. Il divorzio dividerà drasticamente le loro strade e qualcuno afferma malignamente che da quel momento in poi anche la sua vena artistica ne risentirà enormemente.

Per non rovinare la sua indipendenza artistica ha rifiutato di dirigere pellicole come: Human Nature (2000), Star Wars: Episodio II – L’attacco dei cloni (2002), Memorie di una geisha (2005), Guida galattica per autostoppisti (2005), Synecdoche, New York (2008) e Il curioso caso di Benjamin Button (2008) (che verrà poi girato da David Fincher – Fight Club, Seven…CHICCA: i due sono amicissimi XD)

Willard Huyck – Howard… e il destino del mondo


Ricordi d’infanzia…Ero una bambina quando ho visto questo film. Con molta probabilità mi è capitato per caso di vederlo alla televisione. Ma di questo papero me ne sono innamorata subito, tanto che ho ancora la videocassetta con registrato il film. Nonostante questo film sia stato un fiasco, nonostante George Lucas se ne sia discostato, nonostante sia ritenuto ai giorni nostri uno dei peggiori film degli anni ’80. Nonostante tutto, io adoro questo film. Io adoro i paperi!

Howar il papero è un personaggio dei fumetti della Marvel..si si, fa proprio parte della casa editrice che ha sfornato orde di super eroi. Ha fatto il suo esordio nel 1973 ed in Italia è conosciuto come Orestolo, il papero.

http://members.tripod.com/Howard_the_duck/Comics.htm

George Dunning- Yellow Submarine (1968)

Prima di Peter Jackson solo un altro folle aveva osato avvicinarsi al romanzo-fiume di Tolkien: Ralph Bakshi. Se non lo conoscete è solo perché è un animatore molto “underground” (suo, ad esempio, Fritz il Gatto – il primo cartoon vietato ai minori). Nella realizzazione di questo film Bakshi usa per la prima volta in modo diverso una tecnica già esistente (il “rotoscoping”, che serviva già agli animatori Disney per “riprendere” i movimenti di un personaggio da un attore in carne ed ossa). Ogni frame è ricalcato sullo sfondo di una recitazione dal vivo, aggiungendo realismo e creando un effetto straniante. Uno degli animatori era il giovane Tim Burton…:O

La Disney sta producendo un remake del film…l film sarà girato, come alcune delle ultime pellicole del regista, con il motion capture con tecnologia 3d. L’uscita è prevista per il 2012, in concomitanza con le olimpiadi di Londra. Pare che il regista sarà Zemeckis, regista da niente: Forrest Gump, trilogia di Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit, La morte ti fa bella, Polar Express…bastano?!? Inoltre, Polar Express è il primo film di animazione in cui il sistema di tute e sensori facciali appiccicati sugli attori fu utilizzato estensivamente.